INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE IN ASSEMBLEA
AL MINISTRO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO
Premesso che:
- con legge del 27 settembre 2007 n. 167 è
stata ratificata la “Convenzione per
la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale” adottata a Parigi in
data 17 ottobre 2003 in occasione della XXXII sessione della Conferenza
generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e
la cultura;
nella predetta convenzione è stata
sottolineata l’importanza del patrimonio culturale immateriale in quanto
fattore principale della diversità culturale e garanzia di uno sviluppo
duraturo; pertanto scopi della convenzione
sono: a) salvaguardare il patrimonio culturale immateriale; b)assicurare
il rispetto per il patrimonio culturale immateriale delle comunità, dei gruppi
e degli individui interessati; c) suscitare la consapevolezza a livello locale,
nazionale e internazionale dell’importanza del patrimonio culturale immateriale
e assicurare che sia reciprocamente apprezzato; d) promuovere la cooperazione
internazionale e il sostegno”;
all’
Art. 2 della predetta convenzione viene data la definizione di “patrimonio
culturale immateriale” riferito pertanto a: “ le prassi , le rappresentazioni,
le espressioni, le conoscenze, il know-how- come pure gli strumenti, gli
oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi- che le
comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte
del loro patrimonio culturale”. Si legge altresì nell’art. 2 della predetta
convenzione: “ questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di
generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai
gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla
loro storia e dà loro un senso
d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la
diversità culturale e la creatività umana”
-In data 20 ottobre 2005 nel corso
della XXXIII Conferenza Generale dell’UNESCO è stata approvata a Parigi la “Convenzione
per la Protezione e la Promozione della Diversità delle Espressioni Culturali”.
La Convenzione, ratificata dallo Stato Italiano con legge n. 19 del
19 febbraio 2007 ed entrata in vigore il 6.03.2007, è stata preceduta dalla
Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale adottata a Parigi il 2
novembre 2001 durante la 31esima sessione della Conferenza generale dell’Unesco
con la quale si è aperta la strada per l’approvazione di uno strumento
giuridico internazionale mirato a
tutelare la molteplicità delle forme espressive della cultura. La cultura
infatti nelle sue diverse forme, che assume nel tempo e nello spazio,
costituisce un patrimonio comune dell’Umanità e deve essere riconosciuta e
affermata a beneficio delle generazioni presenti e future (art. 1 dichiarazione
Universale sulla diversità culturale)
La Convenzione è funzionale ad
identificare, tutelare, proteggere e promuovere, tutte le espressioni di quelle
entità plurime che contraddistinguono un territorio, un'area culturale storicamente
determinata, per evitare un’omologazione ed un appiattimento culturale e la conseguente scomparsa delle differenze
tra le culture.
Pertanto al fine di arricchire il patrimonio culturale dell’Umanità, si
impone di richiedere al comitato mondiale
dell'UNESCO di valutare l’inserimento
della “FAMIGLIA” nella lista dei beni immateriali.
La predetta richiesta appare fondata in
quanto l’Istituto “FAMIGLIA” soddisfa pienamente due dei 10 requisiti richiesti
dall’UNESCO per il riconoscimento come bene immateriale patrimonio culturale
dell’Umanità, quali:
- “essere testimonianza unica o
eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa”,
- “essere direttamente o materialmente
associati con avvenimenti o tradizioni viventi, idee o credenze, opere
artistiche o letterarie dotate di un significato universale e eccezionale” .
L'istituto
della Famiglia, mai come in questo momento storico rischia gravemente di non
poter essere trasmessa integra alle generazioni future. Infatti con
l'instaurarsi di nuovi modelli familiari è innegabile che detti modelli,
proprio perché nuovi, non hanno ancora
né sviluppato né costruito una loro
tradizione culturale, etica, sociale, antropologica. Al contrario la famiglia,
intesa nel senso generale del termine,
ha costruito nei secoli una testimonianza unica ed eccezionale per
tradizione culturale.
La “famiglia” che si intende valorizzare e
tutelare attraverso l’inserimento nel Patrimonio dell’Umanità, come bene immateriale,
è la Famiglia che conosciamo ormai da millenni perché direttamente associata ad
avvenimenti legati ad idee, credenze ecc.
Essa è stata la prima società naturale ed è stata da sempre posta al
centro della vita sociale. In ogni
contesto storico sociale è stata riconosciuta la centralità e la responsabilità
sociale della famiglia dove nascono e crescono i valori morali, religiosi e
culturali e nella quale si tramandano, di generazione in generazione, i vincoli
di sangue e le caratteristiche somatiche e genetiche.
Per completezza di esposizione, le ragioni
giustificatrici che ci inducono a richiedere e pretendere che l'istituto della
famiglia, nei suoi più vari e molteplici aspetti, storico, culturale,
antropologico, sociologico e ambientale, vada tutelata per essere trasmessa
alle generazioni future, sono legate proprio al fatto che è a grave rischio il
fatto che la stessa potrà non essere trasmessa alle generazioni future per cui se
ne perderà ogni traccia, arrecando così
grave nocumento alla storia della civiltà e della cultura mondiale.
La “famiglia” oggi
vive una ulteriore fase di crisi pur restando il primo e insostituibile
ambiente
in cui inizia lo sviluppo umano mettendone in discussione la stessa tradizionale
identità.
Evidenziato
che:
nei
secoli vi è stata una trasformazione dell'Istituto della famiglia in quanto si è
passati dalla famiglia patriarcale, in cui convivevano in varie forme allargate
diverse generazioni (nonni, zii, genitori, figli, nipoti), tipica di un
ambiente socio economico di carattere quasi esclusivamente agricolo, alla famiglia nucleare, composta esclusivamente da
genitori e figli, caratteristica di una società proiettata verso alti livelli
di consumismo, nella quale lavorano entrambi i genitori.
In
tempi recenti si è arrivati a nuovi modelli di famiglia (convivenze more
uxorio) che al momento sono privi di una loro tradizione, tradizione che
potranno acquisire solamente se il loro modello non verrà meno in futuro.
L’Istituto della Famiglia, un istituto che ha
costruito nei secoli la base fondante della società, nei suoi molteplici
aspetti storici, culturali, antropologici e sociologici rischia ai giorni
nostri di non poter essere trasmessa integra
alle generazioni future.
Pertanto si chiede di sapere
se il
Governo non ritenga opportuno sostenere in sede UNESCO il riconoscimento della
FAMIGLIA quale bene immateriale patrimonio dell’umanità, al fine di garantire
alle generazioni presenti e future il valore storico, culturale, antropologico
e sociologico che tale istituto ha avuto nella storia dell’umanità.
Sen. Domenico Scilipoti Isgrò
Roma,
26/07/2017

